Gurdjieff sulla Liberazione II – Risoluzione

Asaf Braverman, California

La novità ci risveglia. Peter Ouspensky lo aveva verificato nei suoi primi tentativi di ricordo di sé. Si rese conto di essersi occasionalmente ricordato di se stesso nel corso della propria vita, ma in modo inaspettato, discontinuo e non intenzionale:

“Si erano verificati nella mia vita momenti in cui mi ero ricordato di me stesso, seppur raramente… Erano sopraggiunti in circostanze nuove ed insolite, in posti nuovi, tra gente nuova incontrata durante un viaggio, per esempio, quando uno si guarda intorno e dice: Che strano! Che io sia qui, in questo luogo…” – Peter Ouspensky

Gurdjieff-SiddharthaQuesta capacità di risveglio insita nella novità può indurci a pensare che la consapevolezza sia solo questione di introdurre dei cambiamenti esteriori. Ricercare la novità, però, si rivela ben presto inefficace, per il fatto che, per quanto accanitamente ci sforziamo, la nostra quotidianità ricade ben presto in situazioni di routine come alzarsi al mattino, lavarsi, vestirsi, mangiare, lavorare e così via.

Come è possibile, allora, ottenere il ricordo di sé anche senza introdurre l’elemento della novità?

Questa era la sfida che Ouspensky si trovò ad affrontare quando Gurdjieff lo esortò a ricordare se stesso. Questa è la sfida che ci troviamo ad affrontare quando intraprendiamo il percorso dell’auto-consapevolezza.

Gurdjieff a proposito dello Sforzo Conscio

Dal momento che le novità esterne son ben al di là del nostro controllo, la Quarta Via fornisce strumenti per aiutarci a ottenere consapevolmente il ricordo di sé. Essi ci permettono di osservare la natura del nostro sonno in un preciso momento e di applicare così l’appropriato sforzo conscio per sfuggirvi.

Gurdjieff lo mise in evidenza: non semplice sforzo, ma sforzo conscio. Quello che in precedenza era accaduto per caso, deve ora essere raggiunto consapevolmente. Lo sforzo conscio implica intelligenza e intenzionalità, esattamente quelle caratteristiche che mancano alla novità esteriore. In tale spirito, vorrei dedicare il tema di questo mese allo sforzo conscio.

Gurdjieff Great DepartureLa Grande Partenza

Quale spunto di ispirazione, torniamo al racconto della Grande Partenza del principe Siddhartha (coloro che si fossero persi l’intervento del mese precedente, possono trovarlo in: Gurdjieff sulla Liberazione – Parte 1).

Una volta resosi conto di essere rimasto confinato in un’esistenza di palazzo, Siddhartha formulò il proposito di andarsene. Dal momento che abbiamo considerato il palazzo di Siddhartha un simbolo del sonno, il suo desiderio di partire rappresenta per noi il desiderio di risvegliarsi, e la sua partenza uno sforzo conscio in tale direzione.

Gurdjieff Great Departure side viewUn rilievo buddista del II o III secolo raffigura la partenza di Siddhartha. Il principe montò sul suo cavallo nel cuore della notte e raggiunse i cancelli della cittadella paterna, attraverso i quali voleva fare il proprio ingresso nella libertà. Gli dei lo circondano in atteggiamento di reverenziale ossequio.

Questo rilievo apporta una particolare sfumatura di significato alla Grande Partenza: il cavallo di Siddhartha attraversa fisicamente il piano bidimensionale del suo precedente mondo per entrare in una nuova dimensione.

Una Nuova Dimensione

Lo sforzo conscio apporta una nuova dimensione al momento: sperimentiamo più di quanto normalmente accadrebbe. Siamo svegli.

Invito i partecipanti a condividere la propria esperienza di sforzo conscio: in che modo siano riusciti ad attraversare il proprio sonno bidimensionale; di quale natura sia stato tale sforzo: come abbia, da un lato, aderito alle circostanze e come li abbia, d’altro canto, elevati ad una nuova dimensione.

“Se la liberazione è possibile, lo è solo in quanto risultato di una notevole fatica e di significativi sforzi e, soprattutto, di sforzi consci, indirizzati al conseguimento di uno scopo preciso.” – George Gurdjieff