Gurdjieff Mario
Il primo “shock“ ricevuto, a parte le sbucciature dell’infanzia (della quale conservo ricordi vividi di eventi e luoghi e di volti) mi arrivò quando avevo circa sette anni tramite il prete del paese. Niente di particolare se non che rimasi profondamente colpito da  un atteggiamento vicino all’indifferenza o alla noncuranza dopo una malattia che per circa due mesi mi aveva costretto a letto. Senza entrare oltre nel merito degli eventi lo “shock” ricevuto produsse una domanda che risuonò poi attraverso l’adolescenza e la gioventù.
La domanda era: il Dio “Esteriore“ della religione cattolica, che negli anni il mio cuore e la mia vita avevano avuto come riferimento, colui sul quale contavo e confidavo per risolvere qualsiasi problema o situazione che avessi dovuto affrontare, esisteva o no? E poi la domanda successiva:” E la vita sulla terra e l’ uomo che scopo avevano?”.
Provai a dimostrarmi, senza alcun risultato, sia la sua esistenza sia la sua non esistenza. Così la tristezza accompagnò il vuoto interiore che si era creato perché, per quanto strano possa apparire, questo Dio “Esteriore” che abitava nel mio cuore e nella mia mente non era altro che un aspetto del mio Dio ”Interiore”: la Divina Presenza del Sé bambino. Mi sentivo smarrito e solo. In realtà – ma questo lo capii molto più tardi – la Presenza, il vero Dio che è in ognuno di noi, mi stava prendendo per mano usando a mia insaputa lo shock ricevuto per cominciare a guidarmi verso di Essa lontano dagli idoli del mondo esteriore. Così dopo un’adolescenza ed una giovinezza passate a dare,senza alcun risultato, un senso alle mie giornate, compreso l’impegno politico e sociale per rendere migliore l’esistenza umana della quale continuavo a non conoscere lo scopo col cuore che con tristezza sentiva di battere senza uno scopo reale, alla fine di giugno del 1977 arrivai a Reggio Emilia.
Questo fatto segnò una prima svolta nella mia vita. Non me la passavo bene ma mi sentivo libero, rinato nel cuore e nel pensiero. Leggevo, riflettevo, sperimentavo. Decisivo fu l’incontro con Rilke e poi le quartine di Omar Khayyam:

“O cuore fa conto di avere tutte le cose del mondo,
fa conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,
E tu su quell’erba fa conto di essere rugiada
Gocciata là nella notte e al sorgere dell’alba svanita”

Ma la frase che mi colpì di più e che provai subito ad applicare fu “L’ Io nella vita non esiste, occorre mettercelo”.
Era il compendio di tutta la mia vita intellettuale ed emozionale e delle osservazioni che avevo fatto fino a quel momento. La trovai in un libro di F. Nietzsche ‘Al di là del bene e del male’ (trovato sul comodino di un albergo) nell’ottobre del 1978, tuttavia era con Rilke che sentivo di avere una maggiore affinità intellettuale ed emozionale.
Ma fu la musica, sebbene poco coltivata, a farmi da tramite con l’Insegnamento. L’amico che mi aveva affittato una stanza, verso l’autunno del 1979, venne a trovarmi con un libro in mano chiedendomi -dato che suonavo la chitarra- di spiegargli la legge dell’ottava. Gli dissi di lasciarmi il libro e che in seguito avrei provato a spiegargli ciò che mi chiedeva. Non ricordo se ciò sia mai avvenuto. Il libro era “Frammenti di un Insegnamento sconosciuto“ di P.D. Ouspensky.
Leggendo qua e là, dopo il capitolo che riguardava la legge dell’ottava e la legge del sette sentii rinascere quella voglia di studiare, quella voglia che aveva divorato le leggi di Keplero e la parte dedicata all’astronomia alle scuole medie superiori.
Lo studio della Legge del Tre e del Sette ebbe un impatto enorme su di me e con sorpresa trovai anche quell’idea sulle associazioni tra pensieri, emozioni, gesti, movimenti, posture e sensazioni che avevo già osservato in me stesso e negli altri.
Da quel momento tutto iniziò ad avere una direzione. La domanda della prima infanzia era ancora lì, ma avevo trovato una strada per rispondervi.