Ho sempre provato un specie di fastidio per la mancanza di attenzione in me e negli altri. So che e’ stato cosi’ sin da bambino.
Ricordo ad esempio una mattina al mercato della citta’ in cui vivo, avevo forse 5 anni; stavo camminando con mia madre quando una sua amica si avvicino’ per salutare e piegandosi verso di me mi chiese euforica come mi chiamassi. Senza darmi il tempo di rispondere continuo’ a parlare con mia madre come se le parole le uscissero dalla bocca incontrollate. Ad un tratto, spazientito, iniziai a chiamarla due o tre volte fino a che ottenendo la sua attenzione le chiesi: “Ma vuoi sapere come mi chiamo o no?!” Dopo circa tre secondi di silenzioso stupore la donna scoppio’ a ridere, di quel riso di chi non ha capito cosa sia successo.
Riceviamo numerosi shock di questo tipo ogni giorno ma sono in pochi a rendersene conto. Per alcuni i tre secondi di stupore sono un’opportunita’ per fare un salto in un mondo nuovo, per altri lo shock e’ troppo forte e viene respinto. Il riso che scaturisce in queste circostanze infatti e’ uno dei tanti meccanismi di autodifesa, una specie di salvavita come quello degli impianti elettrici delle nostre case, che serve a “staccare” i centri inferiori dai Centri Superiori.
In altre parole in alcuni momenti esistono delle fratture nel corso ordinario delle cose che permettono ai mondi superiori di fare breccia. E’ un processo naturale molto simile all’infiltrazione dell’acqua attraverso le spaccature del terreno a causa della gravita’. Qui pero’ e’ la consapevolezza a infiltrarsi e il fiume scorre per volonta’ dell’Assoluto.
Grandissima parte delle tribolazioni e convinzioni dell’uomo e’ immaginaria e non ce ne accorgiamo perche’ non osserviamo. In questa condizione sognamo la nostra esistenza, sappiamo che gli eventi sono avvenuti ma siamo ciechi rispetto al loro significato e alle relazioni che essi hanno tra loro e con altri eventi piu’ grandi.
Se cominciamo a osservare pero’ possiamo iniziare a “conoscere” e a vedere i collegamenti tra le varie parti; se poi riusciamo a mantenere un sufficiente livello di osservazione per un certo tempo questo “conoscere” cristallizza in “essere”, proprio come descritto nel passaggio biblico della creazione avvenuta in 6 giorni.
E’ utile trovare piccoli esempi nel nostro quotidiano per capire che, come dice Rumi, “il miele vale il pungiglione”.
Della nostra vita ci ricordiamo i momenti intensi, quei momenti nei quali abbiamo visto e sentito in modo vivido quello che c’era intorno a noi. In quei momenti stavamo osservando, il Se’ era sveglio. Osservare quindi significa vivere pienamente. Non e’ uno sforzo della mente, non e’ un’osservazione come quelle che si fanno al microscopio: e’ l’opposto della concentrazione, e non e’ certo distrazione. E’ un abbandono intenzionale a questo momento per scoprire quello che sei, ignorando, e non combattendo, tutto cio’ che te lo impedisce.
Liberta’ di pensiero e’ immaginazione. Liberta’ dal pensiero e’ quando niente s’intromette fra te e quello che hai difronte, quando cioe’ il Se’ osserva se stesso riflesso nel mondo circostante.

“La gente non comprende il valore di ciò che perde. Ma per capire la causa di tale schiavitù basta osservare come vivono le persone, ciò che costituisce lo scopo della loro esistenza, l’oggetto dei loro desideri, delle loro passioni e aspirazioni, a che pensano, di cosa parlano, cosa servono e adorano. ” – G.I. Gurdjieff