L’uomo comune non sa di essere addormentato. L’auto-osservazione e’ il primo mezzo per vedere il proprio sonno. Il semplice sforzo di auto-osservarsi e’ gia’ un passo fuori dal sonno. Ad esempio, quando siamo completamente immersi nei nostri pensieri, e magari continuiamo a fare qualcosa (guidare, cucinare, ecc) a volte, ad un certo punto, come una scintilla, ci svegliamo e ci rendiamo conto che abbiamo agito senza esserci, eravamo completamente assorbiti dai nostri pensieri. Questo e’ il primo passo per vedere il sonno. Vedere che possiamo agire, muoversi, senza esserne consapevoli sul momento. Personalmente queste osservazioni furono l’inizio della mia ricerca.
Due punti mi incuriosivano: perche’, anche se mi concentravo e cercavo di osservarmi, inevitabilmente ricadevo addormentata? E quella scintilla che ogni tanto mi faceva svegliare e rendere conto di dove ero, come poteva essere riprodotta intenzionalmente?
Con il passare del tempo ho verificato che alcune parti della macchina-umana possono essere educate a nostro favore. Per ricordarsi di auto-osservarsi o ancora meglio per ricordarsi di se’ si possono usare degli allarmi, delle sveglie.

“Si puo’ fare uso di una sveglia. Il guaio e’ che l’uomo si abitua troppo presto a qualsiasi sveglia: semplicemente non la sente piu’. […] Di conseguenza le sveglie devono essere costantemente cambiate e bisogna sempre inventarne di nuove. Col tempo, cio’ puo’ aiutare un uomo a svegliarsi.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

Mi ricordo di aver usato come sveglie dei rumori o delle parole chiave: ogni volta che sentivo il suono di un clacson o lo squillo di un telefono, oppure se qualcuno, o io stessa pronunciavo una data parola controllavo il mio stato, e riprendevo ad osservarmi.
Ricordo una metafora interessante narrata da Gurdjieff: c’e’ una bella casa a disposizione, l’uomo ordinario vive solo in cantina e in cucina, ignorando l’esistenza delle altre stanze. E se qualcuno gli dice che puo’ andare nel bel salotto o in terrazza, lui lo prende per pazzo.
Dopo un certo periodo di seria e sincera auto-osservazione, si comincia a prendere coscienza delle ‘altre stanze’. Inizia a nascere il desiderio di visitare la casa che abbiamo a disposizione. Ed e’ proprio questo desiderio a farci ricordare di auto-osservarsi o di ricordarsi di noi stessi. Nello stesso tempo si inizia a vedere il proprio sonno e ad averne avversione. Insomma si inizia a desiderare di essere svegli piu’ spesso e per maggior tempo.

“Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi ‘sogni’ si mescolano alla realta’. L’uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli e’ impossibile sfuggire. Ecco perche’ non puo’ mai fare uso di tutti quanti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di se stesso. […] L’osservazione di se’ induce l’uomo a riconoscere la necessita’ di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare se stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l’osservazione di se’ e’ per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)