“Ogni funzione, stato, azione, pensiero, emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata. […] E’ necessario soltanto che l’uomo impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l’energia di cui dispone e che, la maggior parte del tempo, dissipa in pura perdita.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

La vita ordinaria delle persone si svolge senza pensare a sprechi di energia. Ma quando si inizia a lavorare sinceramente con se stessi si puo’ osservare che la nostra energia non e’ sempre dello stesso tipo. Quando siamo identificati con una persona o una situazione, c’e’ sempre un’emozione che entra in gioco: a seconda delle nostre caratteristiche potrebbe essere rabbia, auto-deprecazione, tristezza, oppure orgoglio. Generalmente un’emozione negativa. Questa emozione ci portera’ lontano dal nostro vero Se’, e ci fara’ entrare in un’area di auto-centrismo o egocentrismo nel senso che TUTTO ruotera’ intorno a noi, Spesso ho osservato su di me che spesso l’emozione che accompagna le mie identificazioni piu’ frequenti e’ un forte senso di star subendo un’ingiustizia. Quando questo avviene si puo’ osservare che il pensiero associativo ha costruito una solida base sulla quale si regge tutta l’impalcatura delle emozioni negative, in modo tale che il nostro stato d’animo e la perdita di energia collegata, siano perfettamente giustificati. Ma tutto questo avviene al livello della ‘macchina’. Per ‘ricordare noi stessi’ dobbiamo invece accedere ad un livello superiore, non egocentrico. Quando siamo presenti e’ come se i nostri pensieri diventassero trasparenti e vediamo le nostre identificazioni per quello che sono veramente: trappole per farci perdere energia. Allo stesso tempo quando siamo nel presente ci ricarichiamo, trasformiamo energie grossolane in energie piu’ raffinate, trasformiamo il piombo in oro. Se comprendiamo che esiste un diritto superiore, cominceremo a desiderare con piu’ frequenza di produrre energia raffinata invece che disperderla. Uno dei punti-chiave del nostro lavoro interiore diventa allora il desiderare di essere presenti, frequentemente, in modo profondo e duraturo.


Approfondimenti:
Leggi il post introduttivo di Giuliana: L’incontro con Gurdjieff e la Quarta Via
Gurdjieff sull’Essere
La Quarta Via