Nella precedente serie di interventi, abbiamo preso in considerazione che cosa significhi essere.  Ho evidenziato due aspetti dell’essere: Be (Sii) come comando per fare appello al ricordo di sé e Be come riverbero utilizzato per amplificare tale comando.
Elisa U ha scritto a proposito dello smarrirsi tra le idee:

“Nel Lavoro del “Risveglio” le idee possono diventare fin troppo importanti: la conoscenza, gli esercizi, il confronto continuo con i compagni, le vittorie e soprattutto i fallimenti, tutto è talmente vivo e inebriante da sedurre il più timido dei ricercatori, facendogli dimenticare il torpore della vita ordinaria.”

leggi l’intero intervento di Elisa qui
Giuliana Seccafieno ha parlato di uno stato di ‘ipnosi’ (uno stato che Gurdjieff ha chiamato sonno da svegli) nel quale ci muoviamo, parliamo e agiamo senza consapevolezza.
leggi l’intero intervento di Giuliana qui
Dal momento che spreco è il tema comune ad entrambi i contributi, vorrei dedicare la successiva serie di interventi all’arresto delle dispersioni di energia.

Gurdjieff a proposito dell’Energia

“Siamo giunti alla conclusione che sia necessario ‘ricordare se stessi’. Ma è possibile ‘ricordare se stessi’ solamente se si possiede l’energia per il ‘ricordo di sé’.” – (George Gurdjieff, da Frammenti di un insegnamento sconosciuto)

Secondo Gurdjieff, c’è abbastanza energia per il ricordo di sé nell’organismo umano senza bisogno di alcun cambiamento. Tale energia, tuttavia, si disperde sotto forma di manifestazioni inconsce. Tale dispersione di energia avviene in modi diversi a seconda delle persone; il percorso di sviluppo di sé iniza pertanto con i primi passi dell’auto-osservazione: imparare a vedere le dispersioni che ci sono proprie.
Per qualcuno potrebbe trattarsi di emozioni negative, per qualcun altro di parlare inutile, e per altri ancora di fretta eccessiva.
È a questo punto che il lavoro diviene misticamente enigmatico, dal momento che, per ricordare se stesso, l’uomo deve arrestare tali dispersioni e, per arrestare tali dispersioni, l’uomo deve ricordate se stesso.
In quest’ottica, vorrei invitare i miei lettori a dedicare i prossimi contributi  a tale mistico enigma, alle modalità in cui si manifesta nel proprio lavoro personale: quali manifestazioni inconsce rappresentano la propria principale dispersione di energia? Quando ci si è accorti di questo? Come abbiamo imparato a minimizzare tale dispersione?

“Vogliamo ‘fare’, ma in qualsiasi cosa facciamo siamo impediti e limitati dalla quantità di energia prodotta dal nostro organismo. Ogni funzione, ogni stato, ogni azione, ogni pensiero, ogni emozione richiede una determinata energia, una determinata sostanza.” – (George Gurdjieff, da Frammenti di un insegnamento sconosciuto)