La verifica della propria meccanicita’ e’ la verifica del proprio sonno. Quante volte abbiamo deciso di intraprendere qualcosa che andasse contro le nostre abitudini? Mettersi a dieta, smettere di fumare, imparare una lingua straniera… Fortemente decisi ci proponiamo che dall’indomani lo faremo. Una decisione presa la sera prima ci sembrera’ gia’ non piu’ necessaria la mattina dopo, se siamo abbastanza fortunati da ricordarcene.

“L’osservazione di se’ conduce un uomo alla constatazione del fatto che egli non si ricorda di se’. La sua impotenza a ricordarsi di se’ e’ uno dei tratti piu’ caratteristici del suo essere e la vera causa di tutto il suo comportamento. Questa impotenza si manifesta in mille modi. Egli non ricorda le sue decisioni, non ricorda la parola che ha dato a se stesso, non ricorda cio’ che ha detto o provato un mese, una settimana, un giorno o soltanto un’ora addietro.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

Quando ho iniziato ad osservarmi con sincerita’ la prima cosa che ho visto e’ stato il fatto che non riuscivo ad eseguire piccoli ‘esercizi’ che mi ero proposta. Ad esempio, per verificare la meccanicita’ del mio centro motorio mi ero proposta di “non accavallare le gambe quando fossi stata seduta”. Con stupore dovetti constatare che anche un’azione banale come questa diventava difficile da mantenere nell’arco di una giornata. Mi mettevo seduta e non mi ricordavo di non accavallare le gambe, o addirittura con soddisfazione me lo ricordavo e lo facevo, per ritrovarmi dopo qualche minuto con le gambe accavallate senza traccia di ricordanza di averlo fatto. Altre verifiche di questo tipo mi hanno portato piano piano a capire che non ero padrona di me stessa come avevo creduto. O meglio, per brevi momenti lo ero ma senza rendermene conto scivolavo sempre di nuovo nel sonno.

“… perche’ non appena un uomo si sveglia per un momento e apre gli occhi, tutte le forze che lo trattenevano nel sonno iniziano ad agire su di lui con energia decuplicata ed immediatamente si riaddormenta…” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

Se non riuscivo a padroneggiare un’azione semplice come quella di accavallare le gambe a mio piacimento, come potevo asserire di essere consapevole di me? Se le mie gambe si accavallavano da sole, senza che io me ne rendessi conto, significava che in quel momento non ero cosciente, non ero presente.

“Ma, osservando in voi stesso l’apparire e lo scomparire della coscienza, vedrete inevitabilmente un fatto che non vedete mai e del quale non vi eravate mai reso conto, cioe’ che i momenti di coscienza sono molto corti e separati gli uni dagli altri da lunghi intervalli di completa incoscienza, di lavoro automatico della macchina. Vedrete che potete pensare, sentire, agire, parlare, lavorare, senza esserne cosciente.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

L’osservazione di se’ trovo che sia ancora oggi una delle parti piu’ importanti e stimolanti del mio Lavoro interiore. La verifica dell’intermittenza della coscienza e’ la prima vittoria apprezzabile. Via via che la comprensione e l’essere crescono, si incappa pero’ in una sorpresa: da un certo punto di vista ci si dedica quasi esclusivamente a quei brevi momenti di coscienza, e lo studio delle funzioni della macchina passa in secondo piano.
La ricerca del ‘risveglio’ e’ un viaggio molto bello e ricco di sorprese.