La mia personale comprensione di essere imprigionato in un sogno ad occhi aperti si è sviluppata nel tempo grazie all’ accumulo di stati interiori di insoddisfazione e di mancanza di qualcosa, senza rendersi conto ancora ne’ del motivo dell’ insoddisfazione ne’ dell’oggetto della mancanza. Mi ricordo un forte senso di disorientamento, nascosto dalla paura di apparire strano agli occhi degli altri; mi ricordo l’ assenza di comunicazione con il mondo esteriore dovuto al timore di essere giudicato dallo stesso mondo che non riuscivo neanche a comprendere.
Ci tengo a sottolineare come la realizzazione di essere imprigionati nel sonno non ha avuto nulla a che vedere con episodi esteriori; non è da ricercare quindi in circostanze o eventi eclatanti; piuttosto e’ stata proprio l’ osservazione della solitudine interiore a darmi lo slancio necessario per cercare di trascendere l’ottusita’ e le ombre del mondo esteriore e quindi giungere, per gradi, a vedere quelle catene che ci legano ad una realtà completamente illusoria.
In un cammino di risveglio e’ quindi necessario partire dal basso, partire da se stessi e quindi sforzarsi con tutto il proprio essere di rompere quelle catene che ci impediscono di vedere. Ognuno di noi e’ racchiuso nella prigione delle proprie illusioni . Prima dobbiamo rendercene conto e successivamente iniziare a cercare le chiavi per aprire le porte che si frappongono tra noi e il risveglio.
Gurdjieff diceva ” Beato chi ha un’ anima, beato chi non ce l’ ha, ma pena e dolore a chi ne ha solo l’ embrione “. … e questa e’ una grande verità. Un po’ come il film Matrix, o rimani parte integrante di una realtà virtuale e segui le sue regole in maniera del tutto inconsapevole oppure, con estremo coraggio accetti di vedere che noi ed il mondo circostante non siamo quello che il sistema in cui viviamo ci impone di essere, ma abbiamo delle potenzialità infinite di crescita e sviluppo purché non si abbia paura di cercare di arrampicarci sui muri della prigione per poi evadere.