“[…] l’osservazione di sé e lo studio di sé devono accompagnarsi fin dall’inizio ad una lotta contro l’espressione delle emozioni negative. Per cominciare [l’uomo] constaterà con chiarezza indubitabile, il fatto che, le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue parole sono il risultato di influenze esteriori, e che nulla proviene da lui. Egli comprenderà e vedrà che è effettivamente un automa che agisce sotto l’influenza di stimoli esterni. Egli sentirà la sua completa meccanicità.” – George Gurdjieff (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

Quando lessi questo brano rimasi un po’ perplessa. Poi seguendo il metodo di verificare prima di giudicare, decisi che avrei osservato perché in certe situazioni ero solita dare immediata espressione alle emozioni negative. Constatai che se facevo attenzione c’era un’intera gamma di piccole emozioni negative che potevo con relativa facilità non esprimere: lamentarmi per il brutto tempo, farmi trasportare dalla fretta, dare risposte sgarbate, ecc.
Ma c’erano una serie di situazioni che inevitabilmente mi portavano a perdere il controllo e addirittura ad arrabbiarmi. Cominciai a notare che se mi sentivo sotto pressione e se qualcuno cercava di impormi qualcosa, una forte e improvvisa emozione si faceva sentire. E veniva affiancata subito da una serie di pensieri correlati che richiedevano un’immediata espressione verbale o corporale di negatività. La difficoltà era che riuscivo a ricostruire questo solo dopo che tutto era accaduto. Sul momento non ero padrona di me.
Un giorno mi trovai in una classica situazione che mi avrebbe portato ad esprimere emozioni negative. Ebbi la ‘fortuna’ di intuirlo. Potevo osservarmi mentre tutto accadeva. Sentì l’emozione salire, vidi i pensieri che si formavano e per un istante capì che potevo scegliere. Potevo credere a quei pensieri e come conseguenza arrabbiarmi, oppure potevo vederli solo per quello che erano: la traccia registrata dal mio intelletto di un’emozione nata da una situazione esterna. Tutto in un istante. Ma un istante è sufficiente per vedere la realtà, per squarciare il velo del sonno. In quel momento ero sveglia, e constatai che in quello stato non potevo esprimere emozioni negative, perché le avevo trasformate.
Lo stupore dato dal fatto che in un istante non avevo piu’ motivi per arrabbiarmi, fu seguito da una gioia silenziosa. Dopo pochi secondi stavo già parlando d’altro.
Ero riuscita a fare una piccola breccia nel muro della meccanicità.