L’unico studio che mi e’ mai interessato e’ quello dell’uomo e del suo posto nell’Universo. Parole come “coscienza” e “consapevolezza” hanno sempre risuonato in me in modo particolare e solo in questo Sistema ho trovato indicazioni soddisfacenti per capire chiaramente di cosa stiamo parlando.
L’esercizio dell’orologio che propone Ouspensky e’ un esempio di questa esemplare chiarezza. Di seguito descrivo cio’ che accadeva durante i miei primi tentativi nel fare l’esercizio:
Seduto sulla sedia inizio a seguire le lancette dell’orologio. Provo a rimanere consapevole anche della sedia sotto di me. Mi accorgo subito che la posizione del mio corpo e’ sbagliata, non sono comodo, mi siedo meglio. Ricomincio. Adesso seguo l’orologio, la sedia, e aggiungo i piedi sul pavimento. La soddisfazione nel riuscire produce un certo eccitamento. L’albero difronte a me diventa tridimensionale. La sua bellezza mi fa dimenticare le lancette. Ricomincio. Mi sembra di avvertire come un disturbo nel sottofondo, un’impazienza crescente. Ma vado avanti. Arrivano alcuni pensieri di persone o luoghi. Continuo cosi’ per un po’ poi decido di smettere. E’ passata quasi mezz’ora. Non so se ho fatto bene o male, ma adesso mi sento meglio. E’ come se tutta la mia psicologia fosse stata riordinata per mano di una figura invisibile che sento assai familiare.
Ho ripetuto questo esercizio negli anni e ho applicato sempre piu’ il suo principio fondamentale, il ricordo di se’, in altre attivita’ della mia vita.
E’ molto semplice. Ci siamo solo quando sappiamo di esserci. Non e’ pensare di esserci, e’ sentirlo nel momento. Non distinguo piu’ tra spiritualita’ o vivere pratico; per me funziona cosi’, se non sono attento mi sembra di non vivere, e non conosco cosa piu’ spirituale e pratica di questa.
Ho notato inoltre che la concentrazione contrae l’attenzione e l’atrofizza, mentre la pratica dell’attenzione divisa l’espande e la rende elastica.
Adesso quando faccio questo o altri esercizi simili, i pensieri involontari sono rarefatti. I centri inferiori sono piu’ inclini a farsi controllare dai Centri Superiori piuttosto che dalla meccanicita’ che in noi produce opposizione per natura. Il risultato e’ che non c’e’ distrazione e fa la sua comparsa una visione differente delle cose: mentre il Centro Mentale Superiore guarda indisturbato il corpo, l’orologio, l’albero, la citta’, fino ad arrivare ai moti dei corpi celesti, il Centro Emozionale Superiore e’ cosciente simultaneamente delle relazioni che i vari componenti hanno l’uno rispetto all’altro. Il respiro e’ regolare, la bocca e’ rilassata, e con lei le spalle e il resto.
L’esperienza delle cose e’ estremamente diretta, il mondo appare nuovamente come quel libro incantato che avevo iniziato a leggere da bambino, anche se adesso la visione e’ invertita cosi’ come il processo.
Gli esercizi ripropongono condizioni ideali, difficilmente disponibili nella vita normale, soprattutto nella nostra era tecnologica. Prendiamo quindi quello che impariamo durante un esercizio e lo utilizziamo in ogni attivita’ della nostra vita. Questo e’ l’inizio del Lavoro. Nella Quarta Via il lavoro che non e’ pratico e’ chiamato immaginazione, e la vita intera e’ il laboratorio del Se’.

“Vi sono due processi, talvolta chiamati ‘involutivo’ e ‘evolutivo’. Ecco la loro differenza: un processo involutivo comincia coscientemente nell’Assoluto, ma allo stadio seguente è già meccanico e lo diventa sempre di più. Il processo evolutivo, al contrario, incomincia semiconsciamente, e diventa sempre più cosciente man mano che si sviluppa.”  – George Gurdjieff
“Nessun lavoro puo’ essere fatto nel sonno.” – P. D. Ouspensky