Ouspensky descrive i suoi tentativi di ricordarsi di sé mentre cammina, usando i lampioni come riferimento.
Camminavo una sera d’autunno in un vialetto tranquillo e mi venne in mente il brano in questione. I lampioni erano accesi, non c’erano né passanti né veicoli, era il momento ideale per fare il tentativo descritto da Ouspensky. Decisi allora con determinazione che ci avrei provato anch’io. Ero sotto un lampione, dovevo ricordarmi di me fino a quando non avessi raggiunto il lampione successivo. Iniziai a camminare lentamente molto concentrata. Effettivamente riuscivo a dividere l’attenzione, ero consapevole dei miei movimenti, della temperatura fresca, sentivo i rumori, in certi momenti era come se mi vedessi dal di fuori. E i pensieri tacevano. Ma quando alzai lo sguardo e vidi che avevo raggiunto il lampione mi resi conto che gli ultimi 20 metri li avevo percorsi senza attenzione, mi ero persa in qualche modo, non me li ricordavo, non capivo cosa era successo, il fatto era che non mi stavo più ricordando di me. Un po’ risentita con me stessa, non mi persi d’animo e riprovai subito. Stavolta avrei fatto attenzione anche a cosa interrompeva la mia concentrazione. Ripresi a camminare verso il lampione successivo, concentrandomi sul ricordo di sé. Tutto procedeva, quando all’improvviso un pensiero mi attraversò la mente e mi ricordai di un impegno importante che avevo l’indomani. A quel pensiero ne seguì un altro collegato al precedente, dovevo fare una telefonata per organizzare la faccenda che mi era tornata in mente: l’avrei fatta appena finito di ricordarmi di me. Ma naturalmente avevo già passato il lampione e nemmeno me ne ero accorta, persa nei miei pensieri e progetti organizzativi. Non mi detti vinta e riprovai usando tutti i lampioni fino a casa. Lo sforzo richiesto era grande. Mantenere la concentrazione era faticoso, provavo quasi un malessere fisico all’altezza dello stomaco. Quando però ci riuscivo lo stato che raggiungevo era molto interessante, nuovo e allo stesso tempo conosciuto, calmo ma vitale. Se per qualche secondo ci riuscivo, perché era così difficile mantenere quello stato?
“… comprendevo che momenti di ricordo di sé appaiono nella vita, benché raramente, e che solo il produrli deliberatamente creava la sensazione di novità” – Peter Ouspensky (da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)