Ho ricevuto un messaggio su Facebook da parte di un ragazzo che si chiama Alessandro. Un’anima nobile in cerca di sollievo. Mi ha ricordato me, tanti anni fa.
Ci fu un periodo, poco dopo i vent’anni, che mi sentii trafiggere dalla vita, dall’esistenza, ero totalmente perso. Nulla aveva davvero significato: amore, soldi, amicizia, matrimonio, potere, gloria. Sentivo che qualsiasi cosa avessi fatto nella vita sarebbe andato perduto; prima di “fare” avrei avuto bisogno di comprendere. Non ero in cerca del grande perché, ma piccoli perché quotidiani, piccole risposte.
E’ importante ricevere messaggi da ragazzi come Alessandro di Verona, o Milena che vive ad Arezzo o da Iacopo di Roma, perché mi aiuta a capire che il percorso spirituale è più o meno lo stesso per tutti, al di là del tempo, dello spazio, della personalità e del destino individuale. Può cambiare la forma, ma non i pagamenti necessari al risveglio.
Alessandro mi ha scritto che il suo desiderio sarebbe quello di poter far parte di una scuola, di una scuola esoterica. Tuttavia, la lontananza dal centro più grande di riferimento, gli sembra una “forza contraria” importante, insormontabile. Un’altra ragazza di Grosseto, mi ha inviato un messaggio un paio di settimane fa chiedendomi se secondo me è davvero indispensabile far parte di una scuola per evolvere.
Ho pensato allora di pubblicare la mia risposta ad Alessandro (con brevi aggiunte) perché potrebbe risuonare nel cuore di alcuni che sono lì, da qualche parte in silenzio che attendono una mano invisibile; qualcuno che li comprenda, perché è già transitato per quelle stazioni buie e possa offrire un suggerimento, qualche piccola risposta e un pò di riparo.
Caro Alessandro,
Ti capisco bene e so cosa provi.
Considera questo: mi scrivi che poichè non potresti partecipare a tutti gli incontri, non entreresti a far parte di una scuola che non sia vicina a dove abiti. Il tuo punto di vista è comprensibile, ma rivedibile.
C’è un film del 1977 di G. Bertolucci che s’intitola “Berlinguer ti voglio bene”. Il protagonista è un giovanissimo Roberto Benigni. Ad un certo punto del film dice questo: “meglio il puzzo di una mamma che il profumo di nessuno…”. Quando vidi quel film per la prima volta venti anni fa, trovai quella frase vera e profetica.
La stessa cosa la dico ora a te: meglio una scuola vera una volta ogni due settimana che un gruppo d’influenza B (o il niente emozionale di nessuno) tutti i giorni.
L’errore logico che commetti è quello di credere che far parte della scuola significhi andare a “tutti” gli incontri ed essere sempre con studenti. In parte è vero, se il destino te lo permette, ma non necessariamente. Antonio di Ancona docet.
Quando si fa parte di una scuola vera, con un maestro vero e con studenti veri, si riceve esattamente quello che si deve ricevere al di là del luogo e degli incontri a cui si partecipa. La scuola è un luogo metafisico e non necessariamente un luogo materiale.
Quando un’anima entra in una scuola reale vuol dire che ha fatto dei “pagamenti” reali e quei pagamenti gli fanno valutare ciò che ha trovato.
Pensa a tutta la tua sofferenza passata e presente, vera ed immaginaria. Quello è il tuo biglietto da visita, è il pagamento che hai fatto per arrivare a questo preciso momento, a questo bivio.
Nella scuola si procede con calma, un passo alla volta, con attenzione, così come fanno i bambini che crescono in modo organico, un giorno per volta.
Meher Baba ha detto che l’evoluzione di un’anima non può essere arrestata, né accelerata di un passo. Allora facciamo un passo per volta.
Una volta che la ruota del destino si è messa in moto, la tua vita non è più solamente la tua. Si è parte integrante di un grande ingranaggio, di un orologio cosmico cosciente. Ogni ruota, ogni leva, ogni singolo componente ha la sua funzione oggettiva e ogni cosa è esattamente dove deve essere e gira nel modo in cui deve girare.
Le barriere sono fatte per essere infrante, ma una volta infrante non c’è modo di tornare indietro. Si può rimanere fermi e bloccati su un piano, ma non tornare indietro. Per questo bisogna fare le cose con calma. D’altronde, se non c’è modo di accelerare o rallentare il processo d’evoluzione, non c’è nemmeno da preoccuparsi. Quando una ha “pagato” a sufficienza, sa che è il suo turno e lo reclama.
In ultimo.
Dicevo le stesse cose ad un ragazzo di Pordenone alcuni anni fa. Il centro più grande vicino a lui che abitava a Pordenone era Milano, ma ce n’era anche uno più piccolo a Venezia. Lui aveva le tue stesse preoccupazioni. Gli dicevo di lasciarsi andare e di non pensare a ciò che non era, di fare un passo alla volta. Gli suggerii di aprirsi al mondo della scuola, senza fretta ma con costanza. La ruota si era messa in moto per lui e non avrebbe dovuto o potuto bloccarla, ma agevolare il processo.
Resistere è soffrire.
Trovo interessante che un’ottava dopo, sette anni, sto parlando con te. Ruota del destino dicevo. Mi sono ricordato di lui, di quel periodo, perché qualche giorno fa proprio quel ragazzo che si chiama Matteo, si è sposato. Ora è un uomo ed uno studente vero. Si è trasferito due anni fa in Messico dopo aver vissuto per circa un anno a Londra. Ora fa parte del centro di città del Messico dove ci sono circa 40 studenti. Pagamenti dicevamo.
Questa è la magia della vita, della scuola, di questa connessione speciale che si instaura con gli studenti, con il maestro e con le forze coscienti che governano l’universo spirituale, se uno è pronto a lasciarsi andare, ad avere fede.
La fede nella quarta via non è cieca, ma il risultato delle verifiche e delle proprie comprensioni. Se uno non le ha, le prende in prestito dagli studenti più anziani e poi li ripaga prestandole a sua volta a coloro che sono in cammino e che lo seguono sulla ruota del tempo.
In un certo senso ti sono debitore: oggi posso darti in prestito quelle comprensioni che un giorno non avevo e che ricevetti da altri che erano sul cammino da più tempo, da coloro che mi diedero quelle piccole ma concrete risposte che cercavo e che non sapevo o potevo cogliere da solo.
Prenditi tutto il tempo necessario, rifletti su ciò che ti ho scritto. Valuta con calma il da farsi. Io sono qui a Roma, quando vuoi, se vuoi, oppure sono a Milano o forse anche a città del Messico.
Buona fortuna,
Fabrizio A.