Non è sempre facile capire qual è la giusta azione. E’ un giusto estetico? Morale? E chi lo stabilisce?
Il primo aspetto da considerare è l’illusione della dualità.
Bisogna continuamente cercare di sfuggire alle catene della dualità.
Due azioni apparentemente opposte, possono essere entrambe giuste e non necessariamente una giusta ed una sbagliata. In questo caso dunque bisognerà comprendere quale delle due giuste azioni, è più giusta.
Se cammino in una strada affollata e ad un certo punto sento il pianto di un bimbo, la giusta azione potrebbe essere sia cercare di camminare consapevolmente che essere consapevoli del bimbo che piange. Non è l’uno o l’altro, è entrambi.
Ma come si fa a stabilire la priorità?
Il punto chiave in questo senso è lo scopo. Senza scopo, non c’è giusto o sbagliato. Senza scopo tutto è ugualmente possibile e dunque nulla è realmente possibile.
Bisognerebbe intenzionalmente introdurre uno scopo prima di impegnarsi in un’attività qualsiasi. Lo scopo diventerà dunque lo specchio, la cartina al tornasole degli sforzi fatti.
Se ho lo scopo di “servire” il prossimo quanto più possibile, e non solamente il mio ego, da quel momento in poi ogni volta che mi vedrò pensare prima a me stesso e poi agli altri, avrò una specifica emozione che potrà essere associata al senso di “sbagliato”.
Queste istantanee emozionali, prese nel momento presente, possono essere accumulate. Se una persona è costante, non ha paura di vedere la realtà del momento presente, e se nonostante tutto persiste nell’osservazione, allora arriverà alla Comprensione di cosa è giusto, in quello specifico momento o situazione.
Senza sapere esattamente come, grazie al fatto di aver accumulato sufficiente materiale di auto-osservazione, una scintilla improvvisa nella propria coscienza farà “vedere” simultaneamente tutte le istantanee catturate o registrate; da quel fuoco interiore emerge la comprensione.
Da quel momento in poi, lo scopo avrà un valore relativo; la comprensione di per sé diverrà la forza motivante.
E’ chiaro che parliamo di un processo molto delicato. C’è bisogno di una forte dose di intraprendenza e di equilibrio.
Il secondo punto chiave per la comprensione e l’analisi della “lotta” interiore è la leggerezza.
Può capitare ad esempio di rimanere incastrati tra il “sì” ed il “no”.
Osservando se stessi, si arriva molto velocemente a lavorare sulle proprie contraddizioni e sui propri limiti.
Ci sono persone che ad esempio soffrono sovente di attacchi di panico.
Questo stato interiore si può spiegare, in molti casi, semplicemente con il fatto che queste persone sono meccanicamente consapevoli della propria forte dualità, di tutte le possibilità che sono sia da un lato che dall’altro.
L’atteggiamento migliore, a mio avviso, è ridere di se stessi. Il riso può smorzare momentaneamente la tensione che si è internamente prodotta.
Si può inoltre introdurre un pensiero di “relatività” come: non importa se vado o non vado, uno vale l’altro. E poi agire senza esitazione.
L’esperienza, l’osservazione diretta, la condivisione con persone che sono già passate per le stesse difficoltà, ci aiuteranno in futuro a fare la scelta (ancora) più giusta.