Parlavo con un amico di vecchia data. Tutto scorreva tranquillamente quando senza un reale motivo mi accusò abbastanza duramente e platealmente circa qualcosa successo mesi addietro. Non mi aspettavo un attacco così repentino, soprattutto perché non c’era stato nulla che potesse far presagire una tale situazione.
Rimasi calmo e cercai di non reagire. Tutto andò per il meglio e la nostra conversazione riprese il suo normale corso, come se nulla fosse successo.
Ero soddisfatto di me, di come avevo gestito la situazione. Una volta solo tuttavia, feci il comune errore di cominciare ad analizzare, ancora a caldo, quello che il mio amico aveva detto. L’analisi, del tutto “meccanicamente”, si trasformò presto in un’arringa immaginaria di me che rispondevo punto per punto a quello che il mio amico aveva detto.
Più passavano i minuti, più mi sentivo pervaso da un’emozione incontrollabile, un veleno. Decisi con un enorme sforzo di volontà di mettere a tacere quelle emozioni e di focalizzarmi su altro.
Questo penoso stato interiore lentamente cambiò, ma lasciò uno strascico emozionale pesante che mi portai dietro alcuni giorni.
Nei giorni successivi mi bastava avere un solo pensiero sul mio amico, che immediatamente il mio stato emozionale cambiava ed una sorta di irrequietezza e agitazione mi faceva vibrare negativamente.
Lentamente guadagnai un certo controllo interiore e soprattutto una certa relatività. Dopo qualche giorno, con calma, cercai di “rivedere” COSA mi aveva detto il mio amico, e non COME. Se riuscivo a “separarmi” dal come e dalla reazione a catena (di difesa) che si era innescata meccanicamente, potevo constatare senza indugi che il mio amico aveva certamente ragione, almeno in parte.
Cambiai punto di vista: invece di mettere “me” e le mie ragioni al centro, cercai di capire il “suo” di punto di vista. Con questo semplice atteggiamento psicologico riuscii a vedere diversi aspetti del mio carattere e come l’Attenzione gioca un ruolo fondamentale nel lavoro interiore.
Questo stato mi fece chiaramente vedere alcuni aspetti di “me”. Chi sono realmente? Me lo domandai più volte durante quei giorni. Ero quello che amava il suo amico perché gentile e generoso oppure ero quello che lo stava giudicando così severamente da giorni. Chi ero Io? Quanto erano reali quei pensieri e quelle emozioni? Cosa sarebbe rimasto in dieci anni di quei sentimenti?
Non posso dire che quella esperienza mi ha fatto intravedere o sperimentare il vero “Io”, o Sé; certamente mi ha aiutato a farmi vedere una parte del mio piccolo sé o ego. Mi ha fatto vedere cosa non sono e cosa non vorrei essere.
Nei giorni successivi a queste comprensioni, quando pensai che sarebbe stato giusto chiamare il mio amico per scusarmi, fu interessante osservare come le stesse emozioni che provai subito dopo la prima analisi a caldo tentarono nuovamente ad impossessarsi di me. Questa volta ero pronto, sapevo che quelle emozioni non potevano e non dovevano trovare spazio all’interno del mio cuore.
Le emozioni negative grazie alla comprensione guadagnata divennero un carburante a sostegno del lavoro interiore e non un veleno.